ABSTRACT

Sì. Siamo NEVER D LESS Firenze un Marchio fashion symbol felice e straordinario. Felice dello splendore di un raggio di sole, del profumo intenso, muliebre e sublime di un fiore, della lettura di un libro, delle grandi leggi naturali, etiche e morali, trasmesse dalla storia. Un giovane brand straordinario, sopra tutto, perché le cose che amiamo sono così belle nell’essere quello che sono e l’esistenza è una bellezza così calma e diffusa intorno a noi da consentirci di esprimere la nostra espressività creativa attraverso la realizzazione di Sciarpe & Stole incontenibili, ansiose di inserirsi nei vostri Armadi superflui e necessari. I risultati fino ad ora ottenuti premiano l’impegno da noi sostenuto giorno dopo giorno per riuscire a realizzare articoli intriganti, impeccabili, per certi versi audaci, orientati a stupire, o, se preferite, ad essere ammirati con il sorriso delle grandi occasioni, oggi, come domani.

Bellissime visioni


Show & Order
Berlino
17 - 19 Gennaio 2017

Premiere Classe
Parigi
20 – 23 Gennaio 2017
Script

NEVER D LESS Firenze. Brand fashion symbol fondato nel 2012: CEO Maria Chiara Monticelli. Sciarpe & Stole di alta qualità, regali e perentorie, realizzate con filati esclusivi - lino, cotone, ramie, cachemire, seta, prodotti dalla Officina Tessile di Famiglia - e progettate seguendo i corto circuiti di idee del nostro Centro Stile, in sintonia con i dettami hand made della tradizione artigianale fiorentina. Innovazione, ricerca, design liquido, Qualità di Gamma, certo, per una dilatazione dell’ebrezza creativa! Sciarpe & Stole inserite nel superfluo necessario di un guardaroba che i Maestri di Stile, e noi con loro, continuano a definire: “La composizione scientifica di un Armadio arricchito dalla presenza stimolante di mille Accessori”. Per Mille motivi Mille nasciamo Futuristi, movimento artistico italiano del quale condividiamo stimoli creativi, attitudini estetiche glamour, mood dinamici, elettrici e cromatici. Il nostro Meridiano geografico Firenze sottolinea una appartenenza, un esserci rispettoso del fascino della tradizione.

Sigaro Toscano

Dunque, innanzi tutto ci piace constatare che esiste ancora qualcuno capace di apprezzare il piacere di fumare un Sigaro. Non ci chiediamo se sia Cubano o realizzato in Italia, ci piace pensarlo e basta. D’accordo, il fumo fa male, non importa, sorvoliamo. Che dire poi del suo sorriso e degli occhiali, perfettamente appoggiati sul naso, senza creare vuoti improponibili. A seguire la Camicia, e la Giacca. Quale accostamento cromatico! Ci vuole del coraggio, è evidente, pensando poi a quel volume in vita un poco, come dire, esagerato. Ci restano i baffi, prepotenti, curati, e l’aria sbarazzina tipica di un giovane di vent’anni; infine quella Sciarpa, portata con estrema disinvoltura e noi, come sapete, di Sciarpe ce ne intendiamo! Non conosciamo il suo nome e nemmeno la Marca del suo Profumo. Comunque ci piace quest’Uomo tranquillo, serafico, ironico, divertito e divertente, capace di osservare e vivere il mondo da un punto di vista tutto suo, senza retorica. Il Sigaro? Senza dubbio un Toscano!

Giornata della Memoria

27 gennaio 1945. Giornata della Memoria. L’Armata Rossa, 72 anni fa, entrava ad Auschwitz. Impossibile immaginare i successivi accadimenti, sia dal punto di vista degli Ebrei imprigionati, in attesa dei gas, sia dal punto di vista dei liberatori, frastornati entrambe dallo sviluppo dei fatti. Ed in questa ricorrenza tragica e gioiosa, non posso fare a meno di pensare ad alcuni versi di William Shakespeare: “E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene”. Identità e memoria, le quali, ancora, e chissà perché, mi rammentano l’artista Giuseppe Penone, vivente, considerato nel mondo il Grande Maestro della Natura. Un Marchio, un qualsiasi Marchio, ne consegue, dovrebbe confrontarsi, almeno oggi, Giornata della Memoria, con i silenzi, i sospiri, le fatiche, gli equilibri sospesi, proposti dallo scultore piemontese, uscendo, per il tempo limitato di un solo giorno, dai clamori peccadilli del fashion. Noi, N D L Sciarpe & Stole, ci proviamo.

Gioia Acromatica

Facile parlare di Qualità di Gamma, cosa ci vuole, pochi secondi ed il gioco è fatto. In pratica? Semplice. Si prende un colore e gli si avvicinano un certo numero di colori altri perfettamente coerenti tra loro, in scala, come si dece, ed il gioco è fatto. Ed è a questo punto, solo a questo punto, che si decide il da farsi, ad esempio posizionarsi davanti allo specchio, ignudi, e si inizia la vestizione. Con quali risultati? Il nostro Amico Orientale il gioco lo conosce e molto bene. A quanto pare nasce Acromatico; i cromatismi naturali non lo interessano. Nessun verde, né rosso, né viola. Lui, l’Amico Orientale, li rifiuta, non vuole confondersi con gli splendori della Natura, con i sussulti cromatici, preferisce la Lur di Nur, la Luce della Luna. Osservarlo con sguardo critico è un piacere. Tutto è al suo posto, senza invadere il pudore, senza altezzose scelte mirraglie. E a ben vedere, risulta soddisfatto del suo essere un essente vivo, audace, concreto, un poco misterioso. L’Amico Orientale ci sorride e noi sorridiamo a lui, con gioia Acromatica.

Maria Chiara Monticelli

NEVER D LESS Firenze

CEO

Jannis Kounellis

Se n’è andato un gigante. Nella Metropolitana di Napoli, alla fermata di Piazza Dante, c’è un’opera che rende bene l’idea del valore dell’Arte di Jannis Kounellis. Dopo il Vesuvio, il Cristo Velato, il Museo di Capodimonte, un motivo valido per visitare la città del Sole. L’artista, Maestro dell’Arte Povera, è morto il 16 febbraio, per problemi cardiaci, all’età di 80 anni. Il termine è di Germano Celant, che lo mutuò da Grotowski, dall’idea che ci fosse un Teatro Povero. Kunellis ha deliziato il nostro sguardo accarezzandoci la mente, obbligandola ad interpretare concettualmente la semplicità complessa delle sue opere. Diceva di sé: “Sono solamente un pittore, volevo uscire dal quadro e dialogare con il pubblico”. Avvolto nel suo leggendario cappotto nero ora ci guarda da lontano e con le sue opere continuerà ad aiutarci, a ritrovarci, a non farci dimenticare chi siamo. La sua opera è impregnata della forza, della purezza, della memoria dell’Arte Classica. Qualche anno fa fece forgiare quattro volte - a sue spese - la sedia vescovile destinata al Duomo di Reggio Emilia. Doveva essere di ferro pieno, e di uno spessore sempre crescente. “Capisci? Bisogna sentire il peso, bisogna vederlo”. La percezione della gravità. Addio Maestro: era un faro, e si è spento.